1984

Macintosh aveva 128 Kbyte di memoria RAM (la maggior parte dei computer dell’epoca poteva contare solo su 64 Kbyte di RAM), un drive per un nuovo floppy disk da 400 Kbyte dalle dimensioni inusuali di 3,5 pollici e dall'innovativo case rigido.
La cosa che più colpiva, oltre al buffo aspetto da extraterrestre, era la straordinaria grafica ad alta definizione dello schermo, di un colore bianco carta al posto dei consueti fosfori verdi.

Ma soprattutto il mouse, il simpatico topolino che muoveva la nostra mano, sotto forma di cursore, all’interno dello schermo stesso.

Nella visione del suo creatore, Steve Jobs, doveva costare 1000 $ (ma con tutta la buona volontà lo scopo fu mancato, perché fu poi deciso di immetterlo sul mercato a 2495 $).

Mac non era stato concepito tanto per gli uffici, in cui all’epoca le macchine più moderne erano spesso le macchine per scrivere elettriche, ma per la casa.
Secondo Jobs ogni casa avrebbe dovuto possedere un Macintosh al pari del televisore, dello stereo, della lavatrice.

Il primo slogan di Macintosh fu infatti:

“the computer for the rest of us…”
“il computer per il resto di noi…”

Per questo fu concepito come una macchina “chiusa”, pronta all’uso solo inserendo la spina e estremamente intuitiva da usare.


avanti


“piuttosto che disegnare un prodotto per occupare una nicchia del mercato, l’obbiettivo fu un computer che cambiasse il modo con cui la gente guardava i computer...”

(Jerry Manock)