Nessuno sa niente di Dio: se usassi la logica, dovrei professarmi agnostico.
Se usassi la conoscenza, dovrei professarmi ateo.
In realtà non ho mai incontrato in vita mia una persona che credesse in Dio. Non ho mai conosciuto una persona che non avesse paura di morire, o che non temesse per la morte dei suoi cari. Non ho mai conosciuto nessuno che non piangesse la morte di chi ama, anziché gioire per il suo arrivo nel paradiso.
Preferisco usare il cuore, il misticismo che mi suggerisce, la religiosità che mi è necessaria; ma non per questo chiudo gli occhi e mi invento dei costruiti a mia immagine e somiglianza.
Meno ancora mi affido a chi di questi Dei pretende di possedere un diritto di rappresentanza o una licenza esclusiva.
Io celebro, solo e nel mio io, una divinità che non conosco e che non posso conoscere: cielo, mare, vento, campi, montagne...
Così mi professo pagano, come pagani sono stati i popoli più saggi della nostra storia: i greci, i romani, gli indiani d'america.
